Cassazione civile, sez. II, 27/03/2015, 6284 – Prescrizione decennale del diritto al risarcimento se l’opera non è terminata.

La Suprema Corte, con la sentenza n. 6284 del 27.03.2015, ha ribadito che le norme in materia ai appalti, poste a garanzia della corretta esecuzione delle lavorazioni (art. 1667 c.c. e ss.), trovano applicazione solo quando l’opera si stata integralmente portata a compimento. Invece, “nel caso di non integrale esecuzione dei lavori o di ritardo o rifiuto della consegna del risultato di questi, a carico dell’appaltatore può operare unicamente la comune responsabilità per inadempimento contrattuale di cui agli artt. 1453 e ss. c.c. (di recente, Cass. 22 gennaio 2015 n. 1186; ma già Cass. 6 aprile 2006 n. 8103 ed in passato Cass. 15 dicembre 1990 n. 11950”( Così, Cass. Civ., 27/03/2015, 6284).
L’ultimazione delle opere funge, quindi, da spartiacque per l’applicazione o meno della disciplina speciale prevista agli artt. 1667 c.c. e ss. Di conseguenza, prima della fine lavori e della consegna dell’opera ultimata, si applicheranno i principi generali in materia di inadempimento contrattuale. Il committente, in questi casi, avrà pertanto dieci anni di tempo (termine di prescrizione ordinario) per far valere il proprio diritto al risarcimento del danno, piuttosto che il termine di due anni previsto dall’art. 1667 c.c.

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