Cassazione Civile, sez. III, 08/06/2015 n. 11798 – Responsabilità residuale del committente per i danni cagionati a terzi.

La giurisprudenza di legittimità è consolidata nel ritenere che “di regola, l’appaltatore è l’esclusivo responsabile dei danni cagionati a terzi poiché i lavori appaltati sono eseguiti, con autonoma organizzazione e apprestando i mezzi necessari (art. 1655 c.c.). Mentre si ha esclusiva responsabilità del committente se questi si sia ingerito nei lavori con direttive vincolanti che abbiano ridotto l’appaltatore al rango di nudus minister…” (Così, Cass. Civ. 08.03.2015, n. 11798).
Sussiste invece corresponsabilità del committente qualora si sia ingerito con direttive che riducono soltanto, e non annullano, l’autonomia dell’appaltatore. (Cass. Civn. 15782 del 2006).

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La sentenza in commento in definitiva statuisce che se il committente e l’appaltatore si attengono ai limiti “comportamentali” previsti dalla normativa in materia di appalto l’appaltatore sarà l’esclusivo responsabile verso i terzi poiché tenuto ad avere un’idonea organizzazione; si aggiunga inoltre che l’appaltatore  è obbligato a verificare il progetto prestabilito dal committente e le sue istruzioni. Diversamente se il committente assumerà su di se il potere direttivo, e l’appaltatore sarà un mero esecutore degli ordini ricevuti, il committente potrà essere chiamato a rispondere dei danni provocati a terzi soggetti.
In questo caso la responsabilità del committente si baserà:
– sulla mancanza di uno dei presupposti del contratto d’appalto: l’autonomia dell’appaltatore, relegato quest’ultimo a mero esecutore dell’opera (v. Cass. Civ. 04.02.2005 n. 2278);
– sulla culpa in eligendo, sussistente in tutti i casi in cui il committente abbia affidato l’opera ad un appaltatore privo delle capacità e dei mezzi necessari per eseguire l’opera (v. Cass. Civ. 03.12.2007 n. 25173).

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